Paolo Cavone 10 Maggio 2020
Zecche della Messapia

L’antico Salento, la Messapia italica, vide popoli greci e indigeni che vivevano fianco a fianco, una situazione che continuò per oltre cinque secoli, fino alla conquista romana totale e stabile alla fine del III secolo a.C.

Tutti gli appassionati della monetazione classica conosceranno le rappresentazioni del mitico Falanto/Taras che cavalca un delfino, sulle splendide monete tarantine.
La lacedemone città di Taranto, in epoca classica, non fù tuttavia la sola polis salentina a potersi vantare di battere moneta per i propri commerci (escluse le monete auree).

Altre zecche nelle località messapiche limitrofe adottarono la stessa iconografia, ad esempio secondo un antico culto, Brundisium, l’odierna Brindisi, ospitò l’esule Falanto dopo essere stato scacciato dai tarantini e nella città l’eroe fu sepolto dopo la sua morte. La rappresentazione di Falanto divenne, pertanto, l’effige principale delle monete romane di Brundisium.

Moneta da BRVNDISIUM (Brindisi)

Rappresentazioni analoghe in altri centri messapici vicini, come Baletium (Valesio) fanno presupporre che tutto il popolo dei Messapi divinizzasse il culto dell’eroe proveniente da Taranto, anche se i rapporti tra i greci di taranto e gli indigeni messapici non furono quasi mai idilliaci. Un lungo conflitto caratterizzò, infatti, il V secolo a.C. e, dopo alcune battute d’arresto, vide trionfare i Messapi. La loro vittoria, nel 473, fu definita da Erodoto come “il più grande massacro dei Greci che conosciamo”.

Statere di Baletium di 7,61 g, nel medagliere della Bibluithéque Nationale di Parigi, inv. 1467

Nella pur piccola città di Valesio (in latino BALETIUM, in messapico “BALETHAS” o “FALETAS” si coniavano monete d’argento! E, probabilmente, lo stesso nome della località messapica “FALETAS” sembra che ricordi proprio il nome dell’eroe “Phalanthus”.

Perchè mai una piccolo centro come Balethas aveva il “potere” di coniare monete d’argento? Ci piace pensare che lì forse risiedeva un grande dinasta messapico e amico della classe dirigente Ateniese: Arthas!
Gli argenti di Valesio sono estremamente rari, le monete furono rinvenute nei tesoretti scoperti per caso agli inizi del secolo scorso, ad oggi sono note solo 4 esemplari, di queste due sono conservate nel museo Nazionale di Napoli, e due sono nel medagliere della Bibluithéque Nationale di Parigi, inv. 1467. Ciascuno dei due musei posseggono un Didracma e un Tetrobolo di questa polis. Le monete a Napoli facevano parte della collezione Nervegna (Roma-1907). Quelle a Parigi, invece, furono acquistate dal mercante d’arte Jules Sambon, il quale le trovò… vicino Lecce e le mise all’asta a Milano. Furono battute per un valore corrispondente agli odierni 25000 Euro ciascuna!

Nelle monete marchiate “ORRA”, “GRAXA” e “STY” un elemento ricorrente è nel rovescio delle monete: un l’aquila su un fulmine (simbolo di Zeus fulminatore).
In particolare nel fronte delle monete GRAXA e STY vi è una conchiglia, in quelle da Oria (ORRA) la testa di Pallas.

La questione sulla localizzazione delle città di GRAXA è ancora aperta e dibattuta, probabilmente si ritiene possa corrispondere all’odierna Gallipoli (Graia Callipolis, ANXA) .

Le ipotesi per la citta di STY (Sturnium) invece vanno da Sternatia o Ostuni (data la similarità delle monete STY con quelle GRA/GRAXA propendiamo più per la seconda ipotesi.

Nel sud Salento emisero monete i centri di Ugento (OZAN) e Nardò (NERHTINON).

Moneta in bronzo da OZAN (Ugento)

In conclusione, la storia più antica della nostra terra si riflette, come in uno specchio, nelle monete che furono testimoni di quegli eventi. Ma affinché la loro testimonianza sia completa ed esplicita, abbiamo bisogno che questi documenti siano considerati integralmente e correlati con il loro ambiente e i tempi che li hanno espressi, e valutati nell’ambito delle circostanze in cui sono tornati alla luce.

Bibliografia

A. W. Hands, Italo Greek Coins of Southern Italy – SPINK & SON LTD (London), 1912
A.SICILIANO, Le emissioni monetali a legenda GRAXA-GRA, in Il territorio Brindisino dall’età messapica all’età romana, Atti del IV Convegno di Studi sulla Puglia Romana (Mesagne, 19-20 gennaio 1996), Galatina 1998, pp. 151-158.
A. SICILIANO, Le zecche della Messapia, in I Messapi (Atti del XXX Convegno di Studi sulla Magna Grecia – Taranto-Lecce 1990), Taranto 1991, pp. 224-253 e in part. pp. 237-240
G. RUOTOLO, CORPVS NVMMORVUM RVBASTINRVUM – Edipuglia (Bari 2010)

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