Eredità Rudine…il fu dialetto Rusciàro

Tra le reminiscenze dell’antica Rudiae forse tutti non sanno che(1) il dialetto Leccese “verace” è anche detto vernacolo “Rusciaru” (2), ovvero l’insieme delle locuzioni dialettali appartenenti ad un linguaggio molto antico e stretto, oggi quasi del tutto scomparso in città (Lecce) e di difficile comprensione e perciò quasi del tutto soppiantato da un dialetto molto più vicino alla lingua nazionale, chiamato “dialetto Leccese”, parlato, quest’ultimo, perlopiù nei paesi dell’interland leccese (soprattutto a Cavallino e Surbo).

Porta Rudiae – Lecce

Il Rusciaro era un dialetto molto più stretto e più ricco, aveva un frasario brioso, pittoresco, originale, e un codice linguistico quanto mai vario e duttile. Aveva delle locuzioni e dei modi proverbiali frizzanti, sintetici ed efficaci, propri della caratteristica cultura dei ceti subalterni leccesi sino alla metà del secolo scorso.
Ma… perché “Rusciaru”? I Rusciari erano detti anticamente i profughi della piccola città messapica di Rudiae (medievale Rugge, poi Rusce, quindi Rudiae)!

La storia, infatti, ci dice che dopo che Guglielmo il Malo, nel 1147 rase al suolo la città dei Rusciari, questi ultimi si rifugiarono in un rione o meglio in uno dei quattro “Pettaci” o “Portaggi” di Lecce, presso Porta Rusce, da dove, a poco a poco, sciamarono in altri rioni, conservando certe loro inflessioni fonetiche e molti segni inconfondibili e caratteristici del loro originario dialetto medievale.

Emilio Panarese in “Appunti per uno studio del dialetto rusciaro dameliano” ci offre alcuni esempi che servono a meglio chiarire la differenza tra: Vernacolo Rusciaru e Dialetto Lecce: parliamo, per esempio, della parola strada – oggi da tutti chiamata, in dialetto “strata“, ma che per l’antica Rusce era detta “sciata” ed Antonio Garrisi nel suo dizionario leccese – italiano, fa questo bellissimo esempio:

Sciate sulagne cu lle cazzature cupe te le traìne” (ovvero “Strade solitarie con le carreggiate profonde per il continuo passaggio dei tràini).

E qui ci piace ricordare anche un particolare modo di dire umoristico ed equivoco della parola “sciata“:

Sta chioe, ieu, àu pe sciata e tutta culu!” (trad. “Sta piovendo, io, vado per strada e tutta grondo!”.

Per non parlare di alcuni folkloristici detti rusciari, molto, ma molto spiritosi:

-Nzina!… ìti ca à benuta la cummare Ronza… cula lu cafè.
(trad. Oronzina!…Vedi che è venuta la comare Oronza…versa il caffè.)
-Sine mamma!… mo’ me llau le manu e poi lu culu.
(Sì mamma!…adesso mi lavo le mani e poi lo verso)

Espressioni che nessuno più si sognerebbe di ripetere se non per far sorridere gli interlocutori, durante qualche piacevole serata tra amici!

Bibliografia:

(1) “RIMARIO-LETTERARIO” (e non solo) LECCESE e… SALENTINO di Carlo Vincenzo Greco
(2) Vocabolario dei dialetti salentini – Gerhard Rohlfs

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Una risposta

  1. Alessandro ha detto:

    buongiorno, complimenti per la pagina, per un salentino molto attaccato alla sua terra per storia e tradizioni ma lontano purtroppo 1200km è davvero un toccasana per il cuore e l’anima. Ho appena letto l’articolo del dialetto rusciaro, e aggiungo un altro detto spiritoso, ovvero: “‘nchianu cu llu cazzu e scindu cu llu culu” (salgo per schiacciarlo e scendo per colarlo). 😉

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